21/02/12 – Ho il cuore che batte a mille

Ho il cuore che batte a mille e i suo battiti riempiono questo silenzio che la notte mi ha appiccicato tutto intorno.

Faccio fatica a dormire, nonostante una pesante giornata di lavoro.

Faccio fatica a chiudere gli occhi, anche se vorrei precipitarmi in un lungo sonno ristoratore.

Faccio fatica a pensare, anche se vorrei poter cancellare tutto quanto mi passa per la testa.

Ho il cuore che batte a mille e mi crogiolo del suo rumore, che almeno mi fa un po’ compagnia.

Non me la passo molto bene, ultimamente, lo so, e me ne rendo conto a malincuore, ma mi conosco, sono fatto cosi, sorrido anche se vorrei piangere, e non voglio piangere…. non me lo posso permettere.

Resto qui, nella penombra della mia stanza da letto e vedo la figura di Angela nascosta tra le coperte, sento il suo respiro, sento il suo calore, e ci trovo rifugio, chiudo gli occhi e mi nascondo in lei.

Sono fortunato, sono stato fortunato nella mia vita, non mi posso lamentare di certo e sorrido mentre penso a quello che è stato il mio passato con la donna che mi ha illuminato l’esistenza.

Ho il cuore che batte a mille mentre penso a lei, mentre la ritrovo nei miei ricordi, mentre la rivedo.. come se la rivedessi per la prima volta, ogni giorno, ogni momento.

Mi piace che ci sia, che sia qui con me..

Io non sono perfetto, non lo sono mai stato, e mi rendo conto che a volte non riesco a frenare la mia impulsività, non riesco a frenare la valanga di parole che mi butto attorno senza fare tanti complimenti, non riesco a contenere la mia poca diplomazia.

Dovrei misurare questo mio essere quel che sono, e forse a volte esagero anche un po’, quando mi accendo come se dovessi prendere fuoco, quando affronto di petto le situazioni mettendomi a polemizzare su tutto e su tutti.

Ho il cuore che batte a mille e questo mi fa sentire vivo, mi fa sentire importante, mi fa sentire bene, anche se è difficile da dire, soprattutto ultimamente, e il fatto che me ne stia qui nascosto nelle pieghe di questa notte che non sembra passare mai, mi fa capire che nonostante tutto io sono orgoglioso di quello che ho fatto del mio vivere quotidiano.

Nel buio della stanza metto assieme le mille tessere che compongono la mia vita, e con sorpresa, scopro che la componente principale che mi porta ad essere quel che sono è quel vagone di amore che me l’ha resa cosi piacevole, amore contraccambiato totalmente, dalla donna della mia vita, e dai miei splendidi figli.

Sento che le lacrime corrono verso gli occhi come se volessero scappare, trattengo il respiro e in silenzio faccio in modo che il mio respiro diventi anche il suo.
Mi scaldo del suo calore e lo indosso come se non dovessi togliermelo più.

Mi faccio più vicino che posso e con le mani le accarezzo il corpo, le sfioro i capelli, e intreccio la mia figura con la sua.

Ho il cuore che batte a mille, non riesco a dormire e non posso fare a meno di frenare i pensieri che mi si accavallano nella mente, ma non me ne faccio un problema, rivivo quel che sono e rivivo quel che sono stato.

Se non riesco a dormire, vorrà dire che lo vivo davvero intensamente, questo mio momento così incasinato.

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15/02/12 – In bianco e nero

Passeggiare nel silenzio della natura, in una fredda mattina invernale, e ritrovarsi a tu per tu con la propria anima, con i propri pensieri, con le proprie preoccupazioni, che mi fanno compagnia e che in qualche modo, anche se con una piccola punta di fastidio, mi fanno sentire meno solo.

Non mi curo del vento freddo che mi trapassa il cuore, non mi importa se le mani gelide hanno assunto sembianze che poco hanno di umano, non mi lascio ingannare dal tempo che passa, sono al centro della natura e tutto questo mi basta.

Vorrei essere in grado di dissociarmi dalla mia anima, per poterla analizzare e per correggere quel piccolo difetto che la rende troppo buona.

Vorrei poter seminare, passo dopo passo, tutte le preoccupazioni che mi stanno riempiendo questo scampolo di vivere quotidiano.

Vorrei poter disperdere i pensieri e spargerli come se fossero polvere sulla superficie sterminata dei campi che mi stanno davanti.

Ho l’impressione di sentirmi irreale in un paesaggio che già è irreale di suo, con quella spolveratina di neve che sembra quasi “zucchero a velo”.

Ho l’impressione di poter fermare il tempo e di poterlo leggere come se fosse un libro.
Ho l’impressione di essere un’altra persona, ma forse è proprio solo un’impressione.

Lancio uno sguardo nel fiume e lo faccio affondare nell’acqua scura;

Alzo gli occhi verso il cielo grigio alla ricerca di un sole che non c’è;

Mi stringo tra le braccia per ripararmi dal freddo… sembra quasi che mi manchi il respiro tanto fa freddo.

Torno verso casa, con le mie foto in bianco e nero, sempre in compagnia dei miei pensieri, delle mie preoccupazioni e della mia anima.. sempre troppo buona…

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12/02/12 – In bianco e nero

Direi che la temperatura, che oggi ci ha accompagnato per buona parte della giornata, è stata quasi da paese siberiano, freddo pungente e brividi a profusione, mentre mi sono avventurato in una solitaria passeggiata presso il percorso del fiume.

Avrei voluto rimanere rintanato in casa, al tepore della stufa, comodamente straiato sul divano con un bel libro da leggere, ma la cospicua nevicata che piano piano ha imbiancato tutto… è stata irresistibile.

Berretto di lana per scaldarmi le tempie;
Doposci tolti da un armadio dove stavano a riposare da un anno e oltre;
Macchina fotografica digitale come compagna (poco carica … purtroppo) e via all’avventura…

Mi sono lasciato trascinare dall’entusiasmo della Lilla che, senza che io le indicassi il percorso prescelto, si è buttata anima e corpo giù per la strada che porta all’Oglio, rotolandosi nella neve come se si dovesse ripulire tutto il pelo.

L’ho seguita e senza nessuna fretta mi sono lasciato trasportare dal un vento freddissimo che sembrava quasi ghiaccio in polvere da tanto era pungente.

Ho passeggiato lungo tutto il profilo del fiume fino ad arrivare al punto dove sorgeva la baracca di cui ho parlato ultimamente, e l’ho fatto assaporando il profumo del silenzio, lo scorrere lento delle acque e lo stridìo di alcuni aironi cenerini che si rincorrevano a pelo d’acqua.

Il tempo mi è voltato via e non me ne sono reso quasi conto, l’unica cosa che mi ha infastidito è stato il pulsare doloroso che mi trasmettevano le mani, talmente gelide che sembravano pezzi di ghiaccio.

Ho scattato alcune foto, e intenzionalmente, le ho fatte in bianco e nero; come se avessi voluto immortalare questo paesaggio per trasformarlo in qualcosa di irreale, come se avessi voluto cancellare totalmente i colori, come se avessi voluto dimostrare che, anche giocando sui toni del grigio, la magia di questo posto.. resta tale e quale.

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09/02/12 – Tempo di neve

C’è da rimanere senza parole a sentire tutto il disagio che accomuna, ormai da parecchi giorni, tutta la nostra penisola; disagio previsto (e forse anche prevedibile) se vogliamo, ma tutta questa neve che sta cadendo, forse forse, non era proprio stata prevista.

Ho fatto tutto questo strano giro di parole perché in effetti, giorno dopo giorno, vedo in tv scene che sanno quasi di “apocalisse”; muri interminabili di neve hanno come cancellato il paesaggio, cumuli uniformi che hanno invaso montagne e pianure, valli e città… davvero da non crederci quanta ne è caduta.

Qui ad Alfiano, fortunatamente, è una scena che ci è stata risparmiata.

Qui da noi abbiamo avuto si qualche sporadica nevicata, come se fossimo stati spolverati da “zucchero a velo”, ma una cosa talmente leggera e quasi insignificante che è stata prontamente cancellata dalla prima comparsa del sole nel cielo.

Certo, anche qui il termometro è sceso in picchiata, ghiacciando di tutto.. ghiacciando anche l’aria che si respira, avvolgendo e abbracciando tutto quanto gli è capitato a tiro, l’erba nei cambi, i rami spogli degli alberi, i tetti delle case, i fossi.

Era davvero tantissimo tempo che non sentivo cosi freddo, soprattutto nel mese di febbraio, e con sorpresa ho avuto la “piacevole” occasione di vedere spuntare come funghi lunghi candelotti di ghiaccio che penzolavano dai tetti, e i fossi ghiacciati con una crosta sulla superficie che ne ha alterato quasi il percorso.

Non ho fatto fatica a tornare indietro nel tempo, i ricordi sono tornati a galla forse risvegliati da questo grande freddo, e mi sono fatto un viaggio malinconico, ricordando quel tempo di neve che ha accompagnato la mia infanzia.

Ricordo benissimo che a quei tempi semplici, ci si divertiva come si poteva, e in inverno le occasioni non mancavano mai.

Ci si calava nei fossi, stracarichi di uno strato spesso di ghiaccio, e si “liscava” con le scarpe come se fossero pattini, e si correva avanti e indietro, lanciandosi in rincorse senza fine che sfociavano in scivolate che lasciavano senza fiato.

O ancora, ci si recava nel campo dietro casa, che ha una naturale pendenza “a mo’ di collina” e ci si arrangiava, come meglio si poteva, a lanciarsi su slitte improvvisate al momento.

Ricordo che mi mettevo grandissimi stivali di gomma (molto probabilmente del nonno) in cui infilavo i miei piccoli piedi, dopo averli avvolti in cumuli di stracci per sfuggire al freddo pungente.

Rubavo alla mamma una vecchia asse del bucato (l’ass dè smujiàa) e col tacito consenso di tutta la famiglia, ci si abbandonava con gli altri ragazzi del paese, a scivolate interminabili su questa costa scoscesa.

Ma non sempre tutto funzionava a meraviglia, l’asse massiccia affondava nella neve, anche se però, contribuiva a modellare “la pista”.. e allora si che iniziava il divertimento.

Ci si equipaggiava dei sacchi che contenevano il mangime per le mucche, e ci si buttava a perdifiato.. su e giù, giù e su, per un pomeriggio intero.

E ci si stancava fino a non poterne più…

Zuppi di neve e pieni di una grandissima soddisfazione ci si perdeva tra le braccia di interminabili pomeriggi, conditi da urla e da sorrisi senza fine.

E non importava il freddo, e non importava che persino le dita delle mani “picchiassero” per il freddo.. non importava.. non si sentivano i brividi che ci attraversavano il corpo.

Ci si divertiva con poco .. e se c’era la neve.. ci si divertiva anche di più…

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03/02/12 – Un libro

Visto il momento non proprio facile che sto attraversando, ho pensato bene di “abbandonarmi” alla lettura di un buon libro, cosa che ho lasciato in sospeso da tanto tempo, troppo a dire la verità.

Inutile nascondere quanta sia la mia passione per la lettura, l’ho detto e ridetto più volte, è una cura a volte quasi “miracolosa” che mi permetto di adottare, primo perché mi fa davvero bene, e secondo perché buttandomi con l’anima nelle pagine di una storia, riesco a cancellare i miei pensieri.

Come sempre, e anche stavolta la storia si ripete, sono stato “scelto” da un libro…

Ancora prima che mi avvicinassi allo scaffale strapieno di volumi, ho visto spuntare come dal nulla, una favolosa copertina rosso sangue che ha attirato la mia attenzione, forse perché in bella vista c’era una magnifica foto di un cane.

Diciamo che ho lasciato perdere tutto il resto e mi sono fiondato subito per leggere di cosa parlava… e ho avuto come una “folgorazione”: una storia che ha per protagonista il cane di copertina che racconta la sua vita (più di una vita.. a dire il vero) a contatto con noi esseri umani.

Non ci ho pensato due volte, l’ho acquistato e l’ho lasciato un paio di giorni “parcheggiato” sul comodino, giusto per trovare quella “sintonia” che mi avrebbe spronato ad affrontare questa nuova avventura.

E come già sapevo (e avevo ampiamente previsto) mi ci sono buttato a capofitto, leggendo con tutta la calma possibile, gustando fino all’inverosimile il tocco leggero di questa scrittura molto fruibile, con una storia raccontata con una delicatezza veramente profonda.

Mi è piaciuto da subito, dalle prime parole, dalle prime pieghe che ha preso la storia, e per questo ho deciso di non affrontarlo avidamente come sono solito fare, ho centellinato la lettura giorno dopo giorno, notte dopo notte, fermandomi sovente per gustare le bellissime sensazioni che mi ha trasmesso; mi ci sono abbandonato, sorridendo nei momenti più divertenti,  commuovendomi.. fino a rincorrere una lacrima in altri molto più tristi, fino a che l’ho finito, con gli occhi velati e col cuore pieno di emozione….

Dalla parte di Bailey (Una storia per umani) – W. Bruce Cameron

Dalla quarta di copertina : “Eravamo davanti a una grande casa bianca e mi chiedevo se ci fosse un canile sul retro o perlomeno un cortile. Non sentivo cani abbaiare, quindi forse ero io il primo. Poi la porta d’ingresso si spalancò e un essere umano mai visto prima corse fuori sul portico, saltellò giù per i gradini e si piantò nel prato. Ci guardammo. Mi resi conto che era un bambino di essere umano, un maschio. Aprì la bocca in un enorme sorriso e spalancò le braccia: “Un cucciolo!” urlò e ci corremmo incontro, innamorati l’uno dell’altro a prima vista. Io non riuscivo a smettere di leccarlo e lui non riusciva a smettere di ridere e insieme iniziammo a rotolarci nell’erba…”

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31/01/12 – E non mi sono voltato più

Domenica mattina, ho approfittato di un barlume di sole che splendeva in mezzo ad un guazzabuglio di nuvole grigie, per regalarmi una passeggiata lungo il corso del fiume Oglio.

Era davvero parecchio tempo che non mi avventuravo in quei paraggi, e cosi, tra le abbaiate di felicità della Lilla e le sferzate di vento freddo, mi ci sono buttato senza pensare a niente.

Lo spettacolo mi si è presentato parecchio spoglio, dopotutto non potevo aspettarmi di meglio in una fredda domenica di gennaio, ma forse complice il grigio incombente nel cielo, tutto mi sembrava più triste di quel che in effetti è.

Ho visto gli alberi affacciati sulla sponda del fiume, tristemente spogli e immobili nel loro vestito spettrale, mentre cercavano di specchiarsi nelle acque fangose che ne lambivano le radici.

Ho visto profondi solchi di fango che si sviluppavano per tutta la lunghezza della strada che affianca l’argine, segno che qualche automobile ha cercato di arrivare fino a dove ha potuto.

Ho visto i campi desolatamente abbandonati, con rimasugli accartocciati sulla fredda terra dove regnavano imponenti file interminabili di granoturco.

Ho cercato di indovinare quale era il colore delle acque del fiume, che lentamente mi restituivano, come uno specchio, l’immagine sfocata di un cielo che oscurava sempre di più il sole.

Ho sconfitto quella sensazione infinita di freddo che il vento gelido mi ha appiccicato in ogni angolo della pelle, trapassandomi la pelle, infilandosi fino in fondo al cuore da tanto era ghiacciato.

Ho incollato gli occhi sull’immensità di questa bellissima campagna, cercando di assaporare il profumo che l’umidità sparge tutto attorno, cercando di beneficiare dell’infinito silenzio che mi accompagnava.

Cercando di non perdere mai di vista la Lilla, mi sono spinto piano piano  fino all’estremità del lunghissimo campo che, imprigionato tra la sponda del fiume e l’austero argine che ne segna tutto il perimetro, una volta ospitava la baracca dei ragazzi.

Era una piccola costruzione che, anche se nascosta tra la natura, non si poteva non notare, ma mentre mi avvicinavo, con grande disappunto, ho notato tristemente, che non ne è rimasta assolutamente traccia…

Solo un manufatto di cemento con all’interno alcune mattonelle impilate, una cassetta,  qualche attrezzo e la lunga staccionata di legno (che ha perso quasi l’equilibrio tanto è storta.. mentre prima faceva da contorno alla baracca) sono le uniche due cose che sono rimaste in quel pezzo di terreno.

Niente altro.. come se tutto fosse stato cancellato.. cancellato definitivamente.

Inutile nascondere che questo ha aggiunto una punta in più alla tristezza del luogo.. che mi è parso solitario ancora di più di quel che è, quasi struggente nel suo stato di abbandono.

Ho pensato che molto probabilmente doveva esserci questa conclusione, anche se speravo che almeno questa, di baracca, resistesse a tutto e a tutti.. ma mi sono sbagliato.

Ho infilato l’argine lasciandomi tutto alle spalle e ho ripreso la strada di casa, seminando ditro di me, quella strana sensazione di sconfitta che, come il vento sempre più freddo, mi è rimasta cucita addosso….

Ho ripreso la strada di casa e non mi sono voltato più…

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24/01/02 – Riflessioni

Guardo il mondo fuori, nascosto dal buio della notte, lo guardo ma non lo vedo, sono troppo preso a rincorrere quei pensieri che mi stanno rendendo difficile persino il dormire.

Lo so, sono consapevole che non devo lasciarmi sopraffare da tutto questo, ma è difficile anche solo trovare un attimo di serenità, non mi riesco a controllare, faccio finta che tutto vada bene, ma effettivamente dentro mi sento andare a rotoli.

Ho provato a nascondermi tra le pieghe di questa notte d’inverno, una notte quasi atipica tanto è limpida e mite, la temperatura in effetti è quasi gradevole, e sono le dieci passate.

Ho provato a cercare di offuscare questa strana sensazione che mi sta togliendo persino il fiato, faccio di tutto per scacciarla, ma più ci provo… più mi rendo conto che non ce la faccio.

Ho provato ad ascoltare se il silenzio di questa notte mi può portare quel soffio di lucidità che mi manca, ma mi accorgo che forse pretendo troppo, che forse le mie aspettative vanno al di là della più logica conclusione.

Su questo diario ho scritto una delle pagine più “pesanti” che mi hanno intralciato il vivere quotidiano, e rileggendole ho capito che avrei potuto essere molto, molto più cattivo, con quello che mi capita, con la vita… con me stesso.

Mi hanno fatto molto piacere i commenti che mi spronano ad affrontare il tutto con la massima serenità, mi hanno fatto molto piacere perché, anche se a combattere questa battaglia sono da solo.. forse forse.. non sono solo del tutto.

Mi guardo attorno e cerco di ricordare tutte le belle parole che ho letto e che mi sono state regalate, che sono state scritte per darmi quell’appoggio di cui ho bisogno, parole che ho letto con gli occhi offuscati da un velo sottile di lacrime.

Mi sento davvero molto vulnerabile in questo momento, quasi non mi riconosco, mi guardo allo specchio e vedo un volto che non mi appartiene, e se cerco di indagare oltre, mi spaventa trovare nient’altro che il vuoto.

E’ un ostacolo che la vita mi ha presentato e che ha scavato una profonda ferita in questo mio animo semplice…

E’ un ostacolo che mi ha messo parecchio in difficoltà, cogliendomi totalmente alla sprovvista, impreparato e vulnerabile…

E’ un ostacolo che ogni notte si insinua nella mia testa e che mi impedisce di accantonare i pensieri, ma è  un ostacolo che comunque e in qualsiasi modo devo superare.

Non posso farmi mettere alle corde, non posso vivere in questo modo, non ce la faccio..

Devo cercarla quella forza che ho dentro di me, devo trovarlo quel coraggio che mi serve, devo farcela…

Anche io ho il diritto di tornare a sorridere, nonostante tutto.

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