E intanto gli anni passano, e ogni volta, quando comincia questo fatidico 13 gennaio, già al mattino presto, prima che ancora le luci del giorno facciano capolino in questo pezzo di natura, il mio primo pensiero è dedicato alla mia mamma.
Non è facile in effetti cancellare il suo ricordo, e forse nemmeno voglio cancellarlo, dopotutto è sempre stata una parte di me, è stata presente nel mio passato e molto probabilmente lo sarà anche per il futuro.
A volte, quando mi fermo un attimo a pensare a lei, è come se me la sentissi sempre vicina, è una strana impressione lo so, ma davvero “sento” che cammina al mio fianco, anche se fisicamente non è più qui con me.
Pensare a questo giorno e ritornare indietro nel tempo per riviverlo con quel suo carico di dolore che mi ha ingolfato il cuore è una cosa semplice e difficile al tempo stesso.
E’ difficile perché mi saltano alla mente tutte le cose belle che mi ricordo di lei, le cose semplici che amava, quei sorrisi interminabili e sempre presenti, quel suo viso luminoso, quegli occhi limpidi in cui mi ci potevo specchiare ogni volta che volevo.
E’ difficile perché a fatica riesco a ricordare il suono della sua voce, il profumo che si portava appresso e che era una parte immancabile nel suo essere semplice, il tocco delle sue mani mentre mi accarezzava, il sapore del bacio che da bambino salutava l’arrivare del sonno.
E’ difficile rimanere impassibili a tutte queste cose che hanno caratterizzato il mio vivere con lei, e ogni volta è sempre un piccolo colpo al cuore, è come sentirselo fermare per un attimo, è come sentirsi precipitare nel vuoto più profondo.
E cosi, stamattina, prima di andare in ufficio, ho fatto un salto nel piccolo cimitero e mi sono preso cinque minuti per rimanere solo con lei.. avevo tante cose da dire ma quando ho incollato i miei occhi in quelli della foto che mi stava guardando.. improvvisamente ho perso le parole.
Brividi di freddo mi percorrevano il corpo, mentre il sole stava ancora nascendo, mi sono stretto nel giubbotto per difendermi dall’aria gelida; mi sono avvicinato e con cura ho tolto quel velo di brina che si era impossessato della sua immagine.
Un velo sottile che ha coperto le linee gentili del suo volto, che ha offuscato la limpidezza dei suoi occhi e che ha nascosto quel suo viso sereno.
In un attimo, aiutandomi col fazzoletto ho fatto in modo che la sua immagine tornasse splendente come sempre, e in effetti, ancora una volta, ho avuto la piacevole sensazione di perdermi in quel suo sorriso che resta la più bella cosa che porto con me.
Avrei voluto raccontare tutto quanto mi sta succedendo, avrei voluto trovare la forza di mostrarle quanto posso essere fragile in questo periodo, avrei voluto poter confidare sulla sua presenza, ma non ho trovato il coraggio per esprimerle quanto avrei voluto… sono rimasto con lei, accarezzando la sua foto e regalandole una preghiera.
Poi l’ho lasciata e salutandola ho faticato a trattenere quelle lacrime che mi pungevano gli occhi, mi sono detto che non sarebbe stata contenta di vedermi cosi triste, e allora ho fatto la cosa più semplice, l’ho salutata e le ho regalato un radioso sorriso…

Eravamo amici,ci conoscevamo da tanti anni, ho infatti ancora vivo il suono della tromba di Luigi che ci accompagnava alla colonia fluviale.
Ma il ricordo più forte ed emozionante che fa ricordare un’amicizia corre diritto in un ospedale.
Maria e sua mamma sono ricoverate nella stessa stanza. Vivono quei tristi momenti della vita insieme. Per non dare l’una all’altra segno di dolore sopportano il male con il sorriso sulle labbra. Sono in piedi tra i due letti, sorrido anch’io e per uno strano gioco della vita (strano si fà per dire!)mi è sembrato per un attimo di essere entrato in sala parto.
Questo commento mi ha emozionato e incuriosito molto… Carissimo amico non so chi tu sia.. ma se hai conosciuto davvero
la mia mamma.. sei una persona molto, molto fortunata. Mamma era speciale… è ancora speciale… Grazie per il tuo ricordo…
E’ Natale, giorno di festa. Ma improvvisamente mi ritorna in mente l’ospedale e chi ammalato vi stà soffrendo. Allo sportello informazioni do un nome: piano x, stanza x. Trovo Maria sola. Il tipo di malattia e di cure la divisa dalla mamma. Dopo i saluti, gli auguri e notizie sulla salute, sussurrando mi dice: oggi è un giorno speciale vorrei tanto poterla vedere, ma questo male tremendo non me lo permette. Cercando di non farsi vedere si asciuga una piccola lacrima.
Cerco un’infermiera, cerchiamo insieme un medico, troviamo il Primario. Insisto un poco, finalmente, dopo avemi fatto presente che data la festività aveva in servizio poco personale, acconsete alla mia proposta, l’accompagno io. Chiama subito un’infermiera che la prepara bene
e me la consegna sulla sedia a rotelle. Troviamo la mamma e poi ………..mi fermo quì ……sono emozioni inerrabili che ti segnano la vita. Ho visto ancora Maria racchiusa nella bara quel giorno 13.
Leggendo di questi ricordi, di tristissimi ricordi, mi sono sentito anche io come se dovessi nascondere una piccola lacrima. E mi fa male il ripensarci, e molto, nonostante il tempo sia passato cosi veloce. E quello che mi rende più triste ancora è pensare alla mia mamma privata del suo sorriso, del suo splendido sorriso che è stata la più bella dote che la vita abbia potuto regalarle. Io carissimo amico ti ringrazio, chiunque tu sia, grazie per quello che hai fatto.. grazie di cuore!
Chiudo, scusandomi se con il mio racconto ho risvegliato tristi ricordi.
Ma incrociando per caso la fotografia di tua mamma, con quello splendido sorriso, non sono riuscito a trattenere uno dei momenti più commoventi e allo stesso tempo più appagante della mia vita.
Grazie a te.