Purtroppo quello che mi era stato anticipato verbalmente si è avverato…
Non che io nutrissi speranze, facendo leva sul ripensamento o semplicemente sulla “coscienza” (ammesso che ci sia.. ma a questo punto ho i miei dubbi) di una persona, ma comunque un barlume, un flebile barlume mi era rimasto in un angolo profondo del cuore.
Ma come sempre, a volte non voglio vedere quella che è la realtà e così mi sono illuso, desolatamente illuso, fino a che, ieri ce l’ho avuta tra le mani questa “maledetta” lettera di licenziamento, e l’impercettibile tremore che me le ha attraversate, queste mani, forse diceva tutto.
Non so se fa più male un colpo al cuore oppure l’essersi sentito messo da parte come uno scarto qualunque… non lo so.. forse inconsciamente non lo voglio e non l’ho ancora voluto capire.
Non ho avuto nemmeno il coraggio di piangere, quando mi sono ritrovato solo nel buio della mia auto, con i fari ancora da accendere e con la radio desolatamente muta, mentre la lettera se ne stava “seduta” sul sedile di fianco al mio.
L’unica cosa che faceva rumore erano i miei pensieri e il mio respiro “pesante”, mentre in una manciata di secondi ho visto passare davanti ai miei occhi questa mia vita, questa vita spesa per un lavoro che ho sempre amato, e che amo tuttora.
Una vita cancellata in trenta secondi netti, distrutta, annientata…
Ho cercato di essere razionale e di cercare fin da subito una via di uscita a tutto questo, ma nel contesto economico in cui ci troviamo è davvero difficile pensare che la fortuna mi porti ad un nuovo posto di lavoro.
E’ vero, non sono stato battuto su una strada dall’oggi al domani, davanti a me ho ancora pressappoco novanta giorni di calendario da passare nel mio ufficio, alla mia scrivania, ma poi che cosa accadrà? Cosa mi potrà succedere? Sarò in grado di sopravvivere a questo grande imprevisto che mi ha “tagliato le gambe”?
E poi, lo sconforto di portare a casa questa notizia mi ha pesato per tutto il tragitto, non vedevo nemmeno la strada che conosco perfettamente a memoria, non mi disturbavano i fari delle altre auto che incrociavo, e nemmeno il pesante silenzio che accompagnava il rombo del motore riusciva a infastidirmi, mi sono ritrovato davanti al cancello e non so quasi come ho fatto ad arrivarci.
E anche qui, altri attimi tutti per me, pesanti attimi che mi hanno reso difficoltoso persino parcheggiare l’auto in garage, non riuscivo a pensare ad altro, avevo davanti agli occhi solo quella maledetta lettera che candida, come una macchia indelebile, risaltava sul velluto nero del sedile.
Ho ripensato al contesto in cui mi è stata consegnata, alle parole che l’hanno accompagnata, agli sguardi “dispiaciuti” che mi sono stati regalati, al freddo e gelido confronto che c’è stato, ho rivissuto ancora una volta il mio smarrimento, la mia angoscia, il mio sentirmi quasi un “fallito”…
Solo entrando in casa ho trovato un attimo di tranquillità, l’aver incrociato gli occhi azzurri di mia moglie, mi ha dato la forza di regalarle un sorriso, amaro se vogliamo, ma almeno un sorriso sono riuscito a farlo, accompagnato da un abbraccio silenzioso, senza parole inutili, senza parole da sprecare.
Per un attimo mi sono sentito rincuorato, e per qualche secondo, sono persino riuscito a cancellare tutto…
sono senza parole. ti abbraccio. anto
Ha ragione la Anto…non ci sono parole in questi casi…voglio solo aggiungere che se ti conosco come penso di conoscerti, te la caverai alla grande, e te lo auguro con tutto il mio cuore…ti voglio bene! Terry.
La vita è difficile,
ma tu rialzati!
La vita è amara,
ma tu rialzati!
La vita è un pugno chiuso,
ma tu rialzati!
La vita è dolcezza, amore, gioia,
goditela e non pensare!
(Stephen Littleword, Aforismi)
Sono le parole che ho ricevuto da un’amico quando mi sono trovata nella tua stessa situazione, solo che sono stata io a consegnare la lettera, a chiudere una situazione che – senza spiegazioni era diventata insostenibile. Trovarsi a 53 anni senza lavoro è la cosa che nessuno mai vorrebbe provare, ma fa ancora più male sentirsi inerti, incapaci di reagire, ed ancora il non riuscire ad accettare perchè si è stati messi nell’angolo. Il trovarsi a non essere più capaci di lavorare, il vedere che le cose che svolgevi… che le tue idee erano il non plus ultra ora non hanno più significato, è la cosa più deprimente che possa provare una persona.
E’ passata ….per fortuna. Coraggio…. la fortuna ci sarà anche per anche te.
Un’amica.
L’amore di chi ci circonda è indispensabile in questi casi.
Un saluto
JM
che dire?Speravo non fosse vero, ma nutrivo poche speranze.Conosco il mondo del lavoro e quanto è avaro di risorse per aiutare qualcuno, spietato e senza pietà.Mi dispiace. Solo questo.Ciao.
però sdrammatizza, tutto troverà una soluzione, un cambiamento. E , senza essere sempre pessimisti, chissà che non sia per un momento di riflessione.
Sono le finanze quelle che fanno fremere….. il lavoro in sè rimane lavoro….magari ne trovi uno migliore ……